Come la Gen Alfa usa TikTok (e perché noi siamo già vecchi decrepiti)
Facciamo finta di capire i ragazzi, ma la verità è che mentre noi postiamo ancora il sushi, loro hanno già imparato a nascondersi nell'ombra e a comunicare loro stessi con i video di altri.
Da ormai sette anni impartisco ripetizioni a ragazzi delle medie e delle superiori a prezzi stracciati (e con molti sconti, perché l’aiuto scolastico in un’epoca simile è d’oro e io ci perdo volentieri poco). Questo tempo passato con loro mi ha permesso di osservarli, di dialogarci e di capire profondamente come usano i social. Sicuramente ciò che starò per scrivere non ha la pretesa di essere un’indagine sociologica attendibile, ma sono le mie personali e dirette impressioni.
Instagram: il regno dell’effimero e della privacy
Su Instagram la regola è chiara: niente foto sul profilo, solo storie e ricondivisioni. Postare non è più la normalità, mentre pubblicare storie che durano poco lo è diventato assolutamente. Il limite delle 24 ore è molto apprezzato, così come è apprezzato il mistero: sono pochi i ragazzi che pubblicano il proprio viso scoperto e, quando lo fanno, spesso lo coprono con la mano (un po’ come facevamo noi ai tempi di Tumblr).
Noi Gen X e Millennial avevamo la prassi di condividere il sushi come fosse una novità assoluta ogni volta che ci sedevamo al ristorante; quando ho raccontato questa cosa alle mie alunne, mi hanno guardata e presa in giro, perché ormai “andare al sushi è la normalità e non merita certo una storia”.
Su Instagram ci metti te stessa quando sei “fica”, quando ricevi una rosa e, soprattutto, quando sei vestita da sera con la geolocalizzazione attiva su IG per far vedere esattamente dove ti trovi. I maschi, invece, restano più riservati, forse per inesperienza o forse per il desiderio di apparire meno raggiungibili.
Una cosa che però ho notato è la loro incredibile abilità nelle impostazioni: sanno perfettamente come nascondere i tag, l’ultimo accesso e le attività. Noi abbiamo dovuto aspettare gli aggiornamenti e subire tag imbarazzanti prima di imparare a proteggerci; loro, invece, giocano d’anticipo e sanno già come gestire la propria immagine.
TikTok: molto più di un passatempo
Qui si apre un mondo. TikTok è usato in modo molto diverso rispetto a come lo usiamo noi. Innanzitutto, le storie della piattaforma sono usatissime, quasi quanto quelle di Instagram, ed è una cosa che per me resta inconcepibile. Sono storie pensate apposta per TikTok, non semplici repost.
E i video? Si fanno, eccome. Ma non sono le vecchie mannequin challenge di Snapchat; sono video con musica, challenge musicali o caroselli di foto con il proprio ragazzo. La cosa che mi ha scioccata è che anche i maschi partecipano attivamente a questo tipo di contenuti.
La sezione “Repost”: un terreno scivoloso
Se Instagram è la facciata, la sezione Repost di TikTok è la “valle incantata”. Qui i ragazzi esprimono pensieri e intenzioni attraverso la ricondivisione video di altri utenti. Ci trovi di tutto: liste di regali, desideri di coppia, stati d’animo attuali. Sapere persino a che ora è stato fatto un repost rende il tutto ancora più ansiogeno.
È una sezione su cui in futuro bisognerà vigilare con attenzione. La nuova generazione non è solo tracciata dalle piattaforme, ma si traccia da sola: sono costantemente esposti l’uno all’altro e, di conseguenza, a persone con intenzioni di marketing discutibili o, peggio ancora, a persone pericolose.
Questo è quello che ho notato fino a ora osservando ragazzi tra i 14 e i 17 anni che usano i social non per diventare famosi, ma per uso quotidiano. Paradossalmente, proprio per questa loro naturalezza, i loro video finiscono per diventare discretamente virali.
Vorrei approfondire il fenomeno Roblox in un secondo post su Substack; se qualcuno di voi ha materiale o spunti a riguardo, me lo faccia sapere!


