Sally Rooney: Il disagio Millennial e l’arte di non risolvere nulla
Classi sociali, traumi universali e il rifiuto del lieto fine: perché Sally Rooney non risolve i problemi dei suoi personaggi (e forse abbiamo bisogno proprio di questo).
Sally Rooney: Il disagio Millennial e l’arte di non risolvere nulla
Ho appena finito l’ultimo libro pubblicato da Sally Rooney, “Intermezzo”. Avevo scoperto l’autrice nel 2022 con “Persone Normali” e, da allora, mi innamorai di quest’autrice. Dal 2022 a questa parte, sento il bisogno di spendere due parole su di lei.
Rooney è un’autrice che si definisce neomarxista, e questo si riflette totalmente nei suoi personaggi. C’è sempre questo contrasto tra figure alte -donne o uomini impegnati nell’editoria, nelle biblioteche, nel mondo culturale- e “persone normali”, che affrontano sfide quotidiane fuori da quelle cornici intellettuali e, anzi, toccano con mano contesti lavorativi più “di produzione”. Qui la lotta di classe non è un manifesto politico gridato, ma rimane un rumore di fondo che condiziona il modo in cui i protagonisti si siedono a tavola o scelgono chi amare.
Ma ecco dove sta la particolarità dei suoi romanzi: nonostante queste differenze sociali, Rooney ci mostra che tutti i suoi personaggi sono “complessati” (termine che mi fa sorridere, molto in voga nella gen Z)... insomma sono tutti uguali. Il bagaglio è lo stesso per tutti: traumi, cose non dette e un’incertezza cronica. Sono proprio queste fragilità a far muovere la storia, anche quando i personaggi affrontano loro stessi nei background lavorativi. L’angoscia diventa il grande livellatore sociale: non importa quanti libri hai letto, quanto hai studiato, quanto ti sei battuto per la tua famiglia se non sai come stare in una stanza con la persona che ami.
Un femminismo completo e trasversale
L’autrice si dichiara femminista, ma il suo femminismo si realizza nel comprendere che la complessità umana è una tematica universale. Certo, ci sono capitoli interi dedicati a riflessioni d’attualità, ma sono inseriti in un contesto narrativo coerente, non pretenzioso. Nel suo ultimo libro, che mette al centro il rapporto tra due uomini, capisci che la matrice culturale o ambientale può essere determinante, ma non è l’unica cosa che rende profonda una persona. La profondità (e il dolore) non guardano in faccia al privilegio. Rooney sposta l’asse: il femminismo qui non è parlare solo di donne, ma applicare uno sguardo “curante” e analitico alla fragilità di chiunque, scardinando l’idea dell’uomo risolto e tutto d’un pezzo.
Lo stile: una “menzogna” che scorre
L’ho letto in italiano e, come diceva Umberto Eco, la traduzione è in qualche modo una menzogna, perché non sarà mai identica all’originale. Eppure, lo stile della Rooney, così sospeso e vero, arriva dritto lo stesso.
Al mio primo approccio nel 2022 ne ero rimasta stranita; facevo fatica a comprendere la sua struttura. Poi una volta che ti abitui, tutto scorre perfettamente. L’assenza di punteggiatura (quella classica dei dialoghi) paradossalmente facilita la lettura: la Rooney sa distinguere perfettamente tra il ritmo di un messaggio su WhatsApp e quello di un dialogo parlato. È una struttura contemporanea, nuda, che non ha bisogno di fronzoli. È un’operazione semiotica interessante: eliminando i segni grafici del dialogo, Rooney abbatte la barriera tra pensiero e parola, rendendo la lettura un flusso di coscienza collettivo.
Niente “Vissero felici e contenti”
I suoi romanzi finiscono sempre con una nota amara. Non c’è il lieto fine, ma un finale che fa intendere che i personaggi continueranno la loro vita, esattamente come noi continuiamo la nostra. È questa la sua chiave trattamente umana: non vuole darti una soluzione alla vita, ma un’evoluzione che sia la più vera possibile. È il rifiuto della catarsi: non c’è una lezione da imparare, c’è solo un tempo che passa e noi che proviamo a starci dentro.
Rooney riesce a condividere il disagio dell’epoca Millennial. Io, fieramente appartenente alla neocomplessata Gen Z, percepisco questi elementi anche se magari non li ho ancora sentiti bruciare del tutto sulla mia pelle. Insomma, Sally Rooney non risolve niente, ma mette in luce tutto.




