Six Seven: l’inizio della nostra fine intellettuale?
La Gen Z sta già imboomerendo? Perché lo slang della Gen Alpha ci sembra già lontano e come i social accelerano il divario tra generazioni.
L’altro giorno ho pubblicato una storia su Instagram per raccontare una cosa bizzarra che mi è successa:

Per chi se lo stesse chiedendo, il tormentone “Six Seven” è un meme della Gen Alpha nato nelle profondità di Internet; vorrei spiegarvelo esattamente come lo ha spiegato a me Lorenzo, un bambino di 11 anni a cui faccio ripetizioni. Non voglio ricorrere alle analisi e ai collegamenti assurdi dei giornali che, probabilmente, nulla hanno a che fare con la realtà dei ragazzini.
Ecco come me l’ha raccontato Lory:
— “Aaauuufffh.. va bene… allora… è questo meme scemo che si ripete in continuazione.”
— “Ma da cosa è nato, Lory?”
— “Da un video di questo bambino che, durante una partita di basket, urla: SIX SEVEN! 6-7!”
— “Ah, solo questo?”
— “Eh sì.”
Il video incriminato è proprio questo👇. Insomma, un bambino che urla il punteggio facendo gesti:
Ora, le ragioni per cui un “Six Seven” sia diventato effettivamente un meme non si possono spiegare razionalmente; è un processo semi-arbitrario, come quasi ogni dinamica socialmente virale.
Eppure, è già diventato un piccolo riferimento culturale, una performance che la Gen Alpha ricorderà con nostalgia tra qualche anno; persino Google ci ha fatto un easter egg (provate a cercare 6- 7, vi sentirete ancora più scemi).
Ma non voglio continuare a parlare del meme in sé, vorrei piuttosto portare una riflessione sul fatto che la mia generazione, la Gen Z, pur non essendo affatto distante dalla Alpha, stia già facendo fatica a comprenderne gli slang.
Ma non solo, una volta compresi, li condanna. Sembriamo già i nostri nonni avanti alla TV che blaterano dopo un servizio sui “trend dei gggiovani!!”
Perché sta succedendo? Ci stiamo già imboomerendo?
Individuerei due ragioni principali:
Il mondo corre veloce e il cambio generazionale è accelerato
I social hanno reso la creazione dello slang estremamente dinamica e, per certi versi, nebulosa.
Mi correggo, però, mentre ci penso: non è poi così oscuro, perché oggi basta una ricerca su internet per comprendere un significato, a prescindere che la spiegazione sia corretta o meno.
Decenni fa, se ti vestivi di nero, rischiavi di essere bollato come satanista e non c’era modo di replicare; oggi, invece, i social stringono il mondo per definizione, permettendo agli slang di crearsi e diffondersi con una velocità senza precedenti.
2. Ma stiamo invecchiando... o maturando?
È una domanda che mi ha suggerito Giulio nei miei DM su Instagram:
Mi chiedo, però: quand’è che si inizia davvero a invecchiare e quando si smette di maturare? Dov’è il confine?
Viene da pensare che, a una certa età, si raggiunga una sorta di forma massima di maturazione -la saggezza- e che da lì in poi non si abbia più voglia di interrogare se stessi.
Oppure… la saggezza è paradossalmente quel valore che ti porta sempre a una maturazione interiore… è sempre possibile mettersi in discussione, mantenendo viva la voglia di capire?
In questo caso, matureremmo invecchiando, costantemente.
Grazie Giulio per aver suscitato questo pippone che non avrà mai fine.
Ci stiamo imboomerendo, quindi?
Se c’è una cosa che temo profondamente è l’invecchiamento intellettuale: avere paura di non comprendere i linguaggi del futuro o quelli che saranno dei miei figli, creando un gap incolmabile.
Forse è un processo inevitabile e, a un certo punto, noi ventenni diventeremo i "decrepiti" che noi stessi oggi combattiamo in Italia; ma voglio sperare che saremo, almeno, dei decrepiti più maturi e consapevoli.


